Ho letto Quello che possiamo sapere di Ian McEwan (che stimo moltissimo come progettista) e l’ho trovato lucidissimo nel mostrare il paradosso dell’iper-memoria: non la mancanza di dati, ma il loro eccesso come forma di oblio.
Quello che però mi resta addosso è un dubbio ulteriore. Forse il problema non è ciò che verrà sommerso dal Diluvio Digitale, ma ciò che non potrà mai diventare storia, perché escluso prima: ciò che non produce abbastanza occorrenze, non genera traffico, non è economicamente conveniente da conservare o da indicizzare.
McEwan immagina uno storico paralizzato dall’abbondanza. Io temo uno storico che non potrà nemmeno formulare la domanda giusta, perché le possibilità saranno state ridotte a monte.
Non un’iper-memoria, ma una selezione preventiva che decide cosa è degno di esistere come passato.
Sì, sono d'accordo. Infatti accenno a questo tema nell'ultima parte del post, quando mi riferisco al fatto che "la documentazione digitale non è affatto democratica". Tornerò sull'argomento nell'anniversario della morte di Giulietto Chiesa, il 26 aprile.
Alessandro Barbero ha fatto un ragionamento simile quando parla delle fonti medievali: noi sappiamo moltissimo dei re, dei vescovi, delle battaglie. Quasi nulla dei contadini, degli artigiani, della gente comune. Perché? Perché le fonti che sono sopravvissute erano quelle prodotte da chi aveva il potere di scrivere, conservare, tramandare. La storia dei poveri è andata perduta non perché non esistesse, ma perché nessuno l’ha ritenuta degna di essere documentata.
Oggi facciamo la stessa cosa, solo con un meccanismo diverso. Non sono più i monaci a decidere cosa copiare nei manoscritti, sono gli algoritmi a decidere cosa vale la pena conservare nei server. E il criterio non è più il potere politico o religioso, è il valore economico. Ma il risultato è identico: una storia monca, dove sopravvive solo ciò che qualcuno ha ritenuto ‘rilevante’.
Due riflessioni, quando sei felice ed intento a fare cose importanti non hai tempo di postare e scrivere, gli eretici, i dubbiosi vivranno il loro oblio digitale impedendo all’’umanità lo sviluppo di un pensiero critico
Ho smesso di chiedere certe cose a Chat perché mi dava sempre ragione. Quando poi gli ho detto che non cercavo da lui un supporto morale ma piuttosto una critica costruttiva a cambiato atteggiamento.
Penso che il problema non sia l'IA ma come viene usata e da chi purtroppo controllata (o meglio, da chi guida i modelli di sviluppo e decide in che direzione deve andare).
Alla fine tra un archivista umano che si sbaglia, invecchia, ha limiti in quello che può studiare e invece un sistema che non si "stanca" mai ma ha dei limiti in base ai dati con cui viene nutrito... vedo solo un sistema più efficiente (più iper-umano che sub-umano) di lavorare le informazioni.
Il problema rimane sempre l'etica e chi controlla lo strumento...
Come in ogni cosa. Ma forse qui c’è da fare una riflessione sulla differenza tra sviluppo e progresso. Regolamentare questo processo è un paradosso, dal momento che l’Occidente è governato da caste turbo liberiste che sono refrattarie a qualsiasi norma (ora che hanno raggiunto l’egemonia). Ci fermeremo prima che sia troppo tardi, come abbiamo fatto con l’escalation nucleare? Mmmh…
Ho letto Quello che possiamo sapere di Ian McEwan (che stimo moltissimo come progettista) e l’ho trovato lucidissimo nel mostrare il paradosso dell’iper-memoria: non la mancanza di dati, ma il loro eccesso come forma di oblio.
Quello che però mi resta addosso è un dubbio ulteriore. Forse il problema non è ciò che verrà sommerso dal Diluvio Digitale, ma ciò che non potrà mai diventare storia, perché escluso prima: ciò che non produce abbastanza occorrenze, non genera traffico, non è economicamente conveniente da conservare o da indicizzare.
McEwan immagina uno storico paralizzato dall’abbondanza. Io temo uno storico che non potrà nemmeno formulare la domanda giusta, perché le possibilità saranno state ridotte a monte.
Non un’iper-memoria, ma una selezione preventiva che decide cosa è degno di esistere come passato.
Sì, sono d'accordo. Infatti accenno a questo tema nell'ultima parte del post, quando mi riferisco al fatto che "la documentazione digitale non è affatto democratica". Tornerò sull'argomento nell'anniversario della morte di Giulietto Chiesa, il 26 aprile.
Grazie Alberto.
Alessandro Barbero ha fatto un ragionamento simile quando parla delle fonti medievali: noi sappiamo moltissimo dei re, dei vescovi, delle battaglie. Quasi nulla dei contadini, degli artigiani, della gente comune. Perché? Perché le fonti che sono sopravvissute erano quelle prodotte da chi aveva il potere di scrivere, conservare, tramandare. La storia dei poveri è andata perduta non perché non esistesse, ma perché nessuno l’ha ritenuta degna di essere documentata.
Oggi facciamo la stessa cosa, solo con un meccanismo diverso. Non sono più i monaci a decidere cosa copiare nei manoscritti, sono gli algoritmi a decidere cosa vale la pena conservare nei server. E il criterio non è più il potere politico o religioso, è il valore economico. Ma il risultato è identico: una storia monca, dove sopravvive solo ciò che qualcuno ha ritenuto ‘rilevante’.
Due riflessioni, quando sei felice ed intento a fare cose importanti non hai tempo di postare e scrivere, gli eretici, i dubbiosi vivranno il loro oblio digitale impedendo all’’umanità lo sviluppo di un pensiero critico
Il tema è interessante, ci tornerò sopra. Sperando che McEwan mi perdoni.
Diluvio universale di narcisismo, apprezzo molto questa locuzione
Gran bel pezzo. C’è una sorta di ignavia, magari lo sappiamo ma poco o nulla facciamo per evitare di essere parte attiva di questa deriva digitale.
Da tempo sostengo la necessità di cambiare, nel nostro infinitesimale, il contributo che diamo a questa diarroica manifestazione di noi stessi.
Un solo disappunto: avrei voluto scriverlo io questo pezzo…
Grazie
Grazie Antonio.
Ricorda che dopo i 24 mesi è un parmigiano... 😃
Ho smesso di chiedere certe cose a Chat perché mi dava sempre ragione. Quando poi gli ho detto che non cercavo da lui un supporto morale ma piuttosto una critica costruttiva a cambiato atteggiamento.
Penso che il problema non sia l'IA ma come viene usata e da chi purtroppo controllata (o meglio, da chi guida i modelli di sviluppo e decide in che direzione deve andare).
Alla fine tra un archivista umano che si sbaglia, invecchia, ha limiti in quello che può studiare e invece un sistema che non si "stanca" mai ma ha dei limiti in base ai dati con cui viene nutrito... vedo solo un sistema più efficiente (più iper-umano che sub-umano) di lavorare le informazioni.
Il problema rimane sempre l'etica e chi controlla lo strumento...
Come in ogni cosa. Ma forse qui c’è da fare una riflessione sulla differenza tra sviluppo e progresso. Regolamentare questo processo è un paradosso, dal momento che l’Occidente è governato da caste turbo liberiste che sono refrattarie a qualsiasi norma (ora che hanno raggiunto l’egemonia). Ci fermeremo prima che sia troppo tardi, come abbiamo fatto con l’escalation nucleare? Mmmh…
purtroppo non si può regolamentare qualcosa dopo che si è già aperto il vaso di Pandora e che oltretutto è accessibile a miliardi di dispositivi.
E' una nuova rivoluzione industriale e i primi anni saranno, sono, selvaggi. Staremo a vedere (con un po' di preoccupazione non te lo nascondo)