8 Commenti
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Avatar di PaoloAlberti

Anch'io ho un amico nella stessa condizione, forse stiamo indicando la stessa persona?

Per quanto riguarda la mia persona quel lavoro (inutile?) ma ben pagato non c'è più e rifugiarsi in altro è ( forse illusoriamente ) un modo per dirsi e sentirsi liberi anche se, senza un giusto conquibus, è difficile sentirsi tali.

Avatar di Mel

Eh, caro Paolo, ce ne sono tanti che stanno messi così. E aumenteranno ancora, ho paura…

Avatar di Antonio Aino

Ho letto la tua riflessione come prima cosa questa mattina.

Mi sono portato dietro la tua storia e alcuni passaggi per tutta la giornata.

Come tutte le letture "importanti", ti rendi conto che quello che leggi sta parlando di te e per te, mettendo ordine in un caos di concetti, impressioni, sensazioni che hai in qualche modo già dentro, riuscendo in un sol colpo a darti una visione d'insieme che sentivi di avere a portata di mano, ma mai ad afferrare.

E, al di là delle singolari sensibilità al tema, questo lo riesce a fare solo un artista, nonostante la mia avversità verso questa definizione. Complimenti, davvero.

Chiudo con la richiesta riflessione: concordo con te che l'epidemia di vuoto di senso si allarga sempre più, e rischia di raggiungere scenari pandemici. Quel "mondo che sta dando il peggio di sé" di cui parli, è forse il sintomo collettivo di questa malattia.

In sostanza, se il lavoro o le attività quotidiane non sono più capaci di riempire di senso (pur minimo), se la finzione è smascherata, le alternative a me paiono due: o rifugiarsi nelle attività creative e ricreative; o abbandonarsi alla rabbia, buttando tutto all'aria, facendo caos col caos.

E, paradossalmente, in questo sistema fallito, la seconda via risulta più percorribile.

Avatar di Mel

Grazie Antonio. In realtà, mi sento orgogliosamente un artigiano, non un artista. Scrivere è sempre stato il mio mestiere, ma ogni giorno è più difficile farlo con coerenza, riuscendo a sopravvivere. Al tempo stesso, come tu scrivi (e come aveva già scritto Henry Laborit nel suo saggio “Elogio della fuga”, che ti consiglio) è uno dei due possibili rifugi dove trovare senso e identità. È uno spazio che dobbiamo riprenderci tutto insieme, anche usando la seconda via che proponi, senza falsi moralismi. Un abbraccio.

Avatar di Nina Grenzwert

Sai, Mel, che mi hai fatto proprio pensare a una mia amica... alla quale è andata un po' peggio del tuo amico perché ha due figli (molto carini in verità) da mantenere all'Università, o forse invece le è andata un po' meglio perché nessuno l'ha inguaiata con 50mila euro di cartelle esattoriali. Fatto sta che pure lei è arrivata su Substack perché è appassionata di letteratura e le avevano detto che qui si fa letteratura! Ma ogni giorno si chiede che senso abbia questa passione in questo mondo, un po' se ne vergogna pure. Allora si è messa anche lei (tardi, da vecchia!) a fare attivismo, e si sta tirando addosso un po' di rogne. Poi chiaro che pure lei lavora, per fortuna non fa un bullshit job, ma se dieci anni fa ci campava bene pian piano si sono erosi i margini e comunque lo trova faticoso. In ogni caso, pensa, si è incarognita e vuole anche continuare a scrivere, anche se tutta la sua collezione di incipit poetici di storie piccolo borghesi su anime belle straziate dai dubbi dell'esistenza le sembra ormai altamente ridicola. Mah, non so che dirle, mi sembra matta finita, ce n'è di gente strana.

Avatar di Franco Chirico

Perdio, eccolo qui “un dotto pervio”, lineare, un uomo colto e onesto che ti fluisce senza mollarti schiaffi (tanto si è già abbastanza tramortiti) ma ti produce aritmie, scompensi, fratture. Ne esci, alla fine dello sfogo, capendo che l’amico di venture racconta di te, con le ossa rotte e ti accorgi che mollare a scrivere ora dopo questo sbam davanti allo specchio (a rimar te stesso in altri), ti mostrerebbe agli altri come un vigliacco e a te stesso come un coglione che ha sempre messo la testa sotto la sabbia pur di sopravvivere con testi simili e luoghi d’incanto non tuoi, o con le battute da quattro soldi. Insomma ti accorgi che l’empatia ti apre gli occhi, ti entra nelle vene e che tu sei una mitica CasSandra e gli altri tutti Vianello ma nessuno che ha il coraggio di uscire con una frase più forte del “Che barba, che noia!” dal pantano che ristagna nel proprio sangue d’artista “illuso”.

“E così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: Essa suona per te.”

Giacché nessun uomo è sempre solo (un’isola).

Avatar di Mel

Non ti nascondo, caro collega, che “dotto pervio” me lo sono dovuto andare a cercare. Comunque, non disuniamoci e continuiamo a confrontarci. Ho la sensazione che qualcosa si stia muovendo.

Avatar di Franco Chirico

Beh sì, ed è un bel movimento profondo. ConSideriamo che questa notte mentre dormivamo, tranquilli e immobili nel nostro giaciglio, la nostra galassia si spostava di 600 chilometri al secondo per lungo e per largo nel cosmo. Eppure ci siamo svegliati con lo stesso sogno, nello stesso letto, nella stessa stanza, sullo stesso pianeta, ma profondamente lontani da dove ci trovavamo la notte scorsa. Ben vengano i lunghi viaggi insieme su questa stupenda navicella chiamata Terra che alcuni di noi cercano di far saltare facendoci fare guerra l'un l'altro.