Una modesta proposta.
Anche quest'anno la pressione fiscale è aumentata di mezzo punto. Non sarebbe ora di basta?
Nel 1729 Jonathan Swift pubblicò la sua “Modesta Proposta” per risolvere i problemi economici dell’Irlanda, ovvero: ingrassare i bambini denutriti e darli da mangiare ai ricchi proprietari terrieri. Così facendo si sarebbe risparmiato alle famiglie il costo del mantenimento dei figli fornendole di una piccola entrata aggiuntiva, si sarebbe migliorata l’alimentazione dei più ricchi e, in definitiva, si sarebbe contribuito al benessere economico dell’intera nazione. In questa mia proposta non si arriverà a tanto.
«Lo Stato siamo noi», ci dicono i tecnici che ci capiscono. Tutti noi, sì anche tu ed io, anche Fabrizio Corona, anche Tina Cipollari. E visto che è roba nostra, ci ripetono i tecnici che ci capiscono, dobbiamo farcene carico responsabilmente, come fanno le massaie e i buoni padri di famiglia.
Per far funzionare lo Stato che siamo noi, dunque, un paio di volte all’anno, di solito a giugno e a novembre, facciamo una specie di colletta e con i soldi raccolti, ci spiegano i tecnici che ci capiscono, paghiamo la scuola per i nostri figli, le medicine per gli ospedali, la benzina per le volanti della polizia e anche un po’ di debiti che abbiamo accumulato quando eravamo distratti a guardare Drive In (per maggiori informazioni su questo punto, ti inviterei caldamente a leggere il post seguente).
La cosa che non ci riescono proprio a spiegare, i nostri tecnici che ci capiscono, è come mai restituiamo allo Stato, che siamo noi, circa il 43% dei soldi che guadagniamo ma lo Stato, che siamo sempre noi, impiega solo il 26% di tutti questi soldi per pagare i servizi di cui abbiamo bisogno. In pratica, come ho già scritto, se compro un pacchetto di sigarette, dieci se le fuma lo Stato, che siamo noi, ma il cancro viene a me, che sono io, e devo pure mettermi in lista d’attesa per una TAC, sulla quale comunque pagherò il ticket allo Stato, che a questo punto non so più chi è.
«Lo Stato siamo noi», insistono i tecnici, e questo scherzo ci costa 670 miliardi di euro all’anno. A questi prezzi, non ci potevamo permettere uno Stato migliore? Che ne so, il Canada? Come se non bastasse, anche questo l’ho scritto, ci dedichiamo a un hobby piuttosto costoso ma molto esclusivo, infatti nel mondo lo coltiviamo solo noi: il mantenimento della Chiesa Cattolica, che fanno tra una cosa e l’altra altri 7 miliardi di euro ogni anno, qualcuno dice di più.
Al che io, che sono io, mi chiedo: ma se ce li tenessimo, questi 677 miliardi di euro totali? Lo Stato siamo noi, giusto? E allora arrangiamoci fra noi. Facciamo che per quest’anno l’Italia chiude: niente servizi sociali, niente riunioni di governo per varare la manovra finanziaria che non serve più, Montecitorio chiude, la RAI si spegne, non ne sentiremo la mancanza, niente missioni umanitarie all’estero, niente vertici internazionali, niente commemorazioni ufficiali, niente campagne di sensibilizzazione, niente interventi straordinari per far fronte all’emergenza, niente ponti di Messina, niente TAV, niente soldi all’Ucraina ma, a fronte di tutto questo, niente tasse per nessuno, nel 2026, ciascuno pensa a sé, ognuno si paga solo quello di cui ha veramente bisogno: l’asilo privato per i figli se vuole, gli esami specialistici per sé, eventualmente, una badante per il nonno… tutte quelle cose che, in modo o nell’altro, saremmo stati comunque costretti a pagarci da soli perché tanto non bastano per tutti. Magari sarà anche un anno fortunato, il prossimo, uno di quelli che non hai neanche bisogno di andare dal dentista, nonno schiatta e ti lascia pure qualcosina per pagare l’asilo al pupo...
Ora, immagino che voi vi stiate domandando: «È tutto molto bello, ma quelli che non possono permetterselo?» Questo vi fa onore.
Quelli che non possono permetterselo, parliamoci chiaro, è quel 10% della popolazione che, secondo l’Istat, vive al di sotto della soglia di povertà: sono 6 milioni di persone, delle quali la metà sono chiamati “lavoratori poveri”, cioè quelli che hanno un lavoro ma con uno stipendio da fame, i quali appunto gioverebbero del raddoppio immediato del salario non dovendo pagare il 43% di tasse, l’IVA e le imposte occulte, e così non sarebbero più lavoratori poveri, mentre l’altra metà, principalmente disoccupati, sarebbe riassorbita nelle imprese grazie all’auspicata ripresa economica dovuta agli investimenti stranieri attirati da un paradiso fiscale a tassazione zero. In alternativa, troverebbero certamente accoglienza nelle fila della delinquenza organizzata, la quale godrebbe di nuovo impulso grazie alle condizioni più favorevoli del mercato dopo la sospensione per un anno dei servizi di Pubblica Sicurezza. Tutti contenti, dunque.
«E quelli che lavoravano in Parlamento, nei ministeri, nella pubblica amministrazione», chiederete voi, «non entreranno anche loro nel novero dei disoccupati?». Siete molto acuti, bravi. In effetti, sono più di 3 milioni i dipendenti pubblici nel nostro Paese, ma ho pensato anche a questo.
Coloro che vivono direttamente o indirettamente di politica, in Italia, sono circa 1.3 milioni. Gli altri 2.7 milioni sono tendenzialmente loro parenti. Tutti si trovano dove si trovano, a spese dello Stato, che siamo noi, ricordiamocelo, perché:
A) sono stati raccomandati;
B) sono collusi col malaffare;
C) hanno un diploma di igienista dentale o affine.
Chi ha vissuto di politica, in questi anni, si è arricchito a discapito degli altri cittadini, restituendo molto poco in termini di bene comune, altrimenti non ci troveremmo nella situazione in cui stiamo. Ed è già tanto che non gli chiediamo di ridarci il maltolto. Quindi, questi devono abbozzare.
Chi, invece, non si è arricchito pur facendo parte del sistema, o si riconosceva evidentemente nei valori pauperistici dell’estrema sinistra o era sinceramente cattolico e, quindi, devastato dal senso di colpa. Bene, i primi sono sicuro si organizzeranno in una comune, pianteranno un orto e se la caveranno come sempre.
Gli altri… be’, agli altri penserà la Chiesa, non spetta certo a noi. Noi siamo lo Stato (sì, anche tu, Tina).







Caro Mel, l'autoregolamentazione in una società complessa è impossibile. Mentre la redistribuzione potrebbe essere plausibile. Ma siccome Tina fà audience ci tocca fare pippa... anche perchè c'è un bel pò di gente che la guarda
Non mi ricordo bene, te l'ho già detto che adoro quello che scrivi? 😊