Maledetta primavera.
Sono passati quindici anni ma questa storia dovrebbe ancora farci riflettere, mutatis mutandum.
È 19 marzo del 2011: l’Italia entra in guerra con la Libia.
Come è potuto accadere? Non eravamo tanto, tanto amici?
È successo che un mese prima, sull’onda dell’entusiasmo delle rivoluzioni popolari in Nord Africa, anche in Libia scoppiano delle sommosse, a cui segue una dura repressione da parte di Gheddafi (vi ricorda qualcosa?)
In Italia, l’opposizione chiede allora al Governo una ferma condanna delle violenze, ma Berlusconi si dice disponibile al massimo a tenere il broncio col suo amico Colonnello per una settimana. E non vuole neanche telefonargli per non disturbarlo. Magari si farà sentire lui, quando finirà le munizioni.
Contrariamente all’Italia, gli altri paesi d’Europa s’indignano eccome, ma il nostro indomito Ministro degli Esteri con delega allo sci-alpinismo, Franco Frattini, esorta comunque la UE a non interferire: i libici sono a casa loro e si stanno sparando tra adulti consenzienti (evidentemente imbeccato da Ghedini). L’insigne statista, però, non si pone il problema che, se si stanno sparando, qualcuno le armi ai ribelli gliele deve aver date. E poiché l’Italia le fornisce all’esercito libico, per esclusione deve essere stato qualche altro paese europeo. Lui, oltre a “spalle a monte, peso a valle” proprio non ci arriva (e noi che ci vergogniamo di Tajani?).
Ci mette una toppa il Ministro della Guerra La Russa, proclamando che il Trattato di Amicizia con Gheddafi non è più operativo. È stato sostituito dal Trattato di Semplice Conoscenza. Il Colonnello s’incazza, giustamente. E non solo lui. Sono moltissimi quelli che, visto come ha trattato il suo amico Raìs, tolgono l’amicizia a Berlusconi su Facebook. Non si sa mai.
«Se cado io, avrete Al Qaeda alle porte!» è l’ultimatum del Colonnello all’Europa. La minaccia è chiara: saremo svegliati alle sette di domenica mattina e tenteranno di venderci un Corano.
Berlusconi si dice addolorato per Gheddafi, ma rassicura: «L’Italia non sgancerà bombe sulla Libia». Se le vogliono, se le comprano!
Sotto il ricatto dello spread con i bund tedeschi e scoperte le cose turche che accadono nella tavernetta di Berlusconi, alla fine diamo anche noi l’adesione alla “Coalizione dei Volenterosi”, anche se forse ci saremmo meritati al massimo di entrare in quella dei “Bravini ma non si applicano”.
Il 19 marzo comincia così l’operazione “Odissea all’alba”. Disappunto del Ministro Frattini che avrebbe preferito “Odissea in tarda mattinata con comodo”. Sarà l’Italia, dunque, a dover far rispettare l’embargo sull’ingresso di armi in Libia.
Trattenendosi.
A ottobre, con la cattura e il linciaggio del Raìs, la guerra sembrava fosse quasi finita. «A Gheddafi va comunque l’onore delle armi», dichiarò Calderoli. Ma sì: un’ultima fornitura.
E mentre accadeva tutto ciò, a maggio decine di attivisti a Madrid decidevano di fermarsi a dormire alla Puerta del Sol; in Tunisia il popolo riusciva a spezzare il regime del presidente Ben Alì dopo la rivolta scoppiata in seguito all’aumento dei prezzi dei generi di prima necessità; in Egitto il popolo si ribellava alla dittatura di Hosni Mubarak e anche in Yemen sedicimila persone chiedevano la fine del governo di Abdallah Saleh. Qui da noi, invece, nel Nord Maghreb, i cittadini assistevano impassibili al consolidamento di un regime che ormai non aveva neanche più il ritegno, come avviene invece in altre democrazie nordafricane, di mantenere almeno l’apparenza della correttezza istituzionale. È un governo senza più vergogna, incapace di arrossire mentre sostiene che il Presidente del Consiglio fosse realmente convinto che una minorenne marocchina arrestata per furto, e che frequentava già da due anni, era non solo maggiorenne ma anche parente di primo grado del Presidente egiziano. Che cosa aspettiamo a indignarci nel venir considerati dai nostri rappresentanti - e da più di quindici anni! - come un popolo abbastanza imbecille da credere a simili cazzate?
Siamo una società a responsabilità limitata: l’assioma N.I.M.B.Y. (Not In My Back Yard) qui da noi si è esteso dal cortile fino al salotto, passando dalla cucina ed entrando in camera da letto, ovunque ci sia un televisore o una radio o un computer che ripeta la verità di comodo che preferiamo prendere per buona. Pur di continuare a essere indifferenti, saremo costretti molto presto a chiuderci nel cesso e tirare anche lo sciacquone, per non vedere e non sentire. Ma sì, tutto va bene, finché possiamo ancora contare sulla nostra carta igienica a doppio velo.
Che cosa stiamo aspettando per ribellarci? Eppure, per un’auto parcheggiata male nel garage condominiale, per la ripartizione delle spese di riscaldamento, per l’acqua dei fiori che finisce sul bucato steso ad asciugare siamo disposti a incatenarci alla porta dell’ascensore, minacciamo querele in punta di diritto, ci appelliamo ad articoli del regolamento di condominio e siamo anche in grado di citarli a memoria.
Quando ci renderemo conto che da anni il nostro stesso governo sta pisciando sullo zerbino della casa di tutti noi?









Un racconto satirico PERFETTAMENTE aderente alla realtà.
Gheddafi non corrompeva solo i dittatori africani...