L'Italia è sfatta!
La mia modesta proposta per risollevare il nostro bellissimo paese.
L’Italia è un paese dove si vive male.
È un paese decadente, meschino, scilipotico, corrotto, retrogrado, deturpato, caotico, disfunzionale, affollato, lacerato tra la sua aspirazione europeista e la sua indole profondamente mediterranea, più spesso levantina, lavitoliana. L’Italia è un paese disordinato e sporco, soprattutto negli angoli bui dei palazzi del potere, dentro i confessionali delle chiese, sotto le unghie degli amministratori e dietro le orecchie della maggioranza silenziosa, sordomuta.
L’Italia è un paese di cui un po’ tutti ci vergogniamo, ma...
Ma l’Italia ha anche i due terzi del patrimonio artistico mondiale, ci dicono. E di ciò siamo molto orgogliosi, anche se sappiamo che non è vero.
È questo dato, per quanto gonfiato dalla propaganda sciovinista, a regalare una certa sicumera ai nostri rappresentanti nei consessi internazionali, soprattutto nei confronti dei tedeschi: “E sticazzi dello spread, noi ci avemo er Colosseo!”
Perché l’Italia è il paese al mondo che ha il maggior numero di siti inclusi nella lista dei Patrimoni dell’Umanità, qualcuno dice 59, altri 61 ma il rilevamento è stato effettuato quando Sandro Bondi era ancora Ministro, quindi qualcosa potrebbe essere crollato nel frattempo.
L’Italia ha 7458 km di coste di cui la metà sono spiagge, e queste non ce le toglie nessuno, a parte lo scioglimento dei ghiacciai, il decreto sul federalismo demaniale e l’ampliamento infinito di Villa Certosa.
L’Italia ha 286 stazioni sciistiche principali, che sono però minacciate dall’effetto serra, dai raid della Finanza e dalle settimane bianche di Malagò col suo entourage.
E nonostante gli accorati appelli video di Rutelli, i farneticanti spot con Berlusconi protagonista (perché non è solo la Grecia ad avere le cariatidi!) e le imbarazzanti campagne della Ministra Santanché, il turismo continua a contribuire comunque per il 6,2% al nostro PIL e dà da vivere all’7% dei lavoratori italiani, senza contare ciceroni abusivi, pataccari, gladiatori e venditori di fontaneditrevi.
Purtroppo, questi sono tutti dati in calo. Rischiamo di perdere una grande opportunità.
Nel 2012 una bella mano ce l’aveva data il Comandante Schettino, con la sua geniale istallazione surrealista al largo dell’Isola del Giglio, fotografatissima. Ma da allora non è successo nulla di eclatante, in Italia, che valeva la pena venire a vedere. Giusto la morte di un paio di Papi, ma i pellegrini ingombrano, spendono poco e quel poco se lo incamera quasi tutto il Vaticano.
Il patrimonio artistico del nostro paese è destinato al degrado: è immenso, non delocalizzabile, ci costa un botto mantenerlo e in questo momento abbiamo altre priorità, come costruire il Ponte sullo Stretto, comprare nuovi F35 per la collezione e completare la TAV prima che la deriva dei continenti ci separi dall’Europa. Gli amici di Della Valle spingono per privatizzare, altri invece stanno già sbarazzandosi dei doppioni vendendoli sottobanco a russi e cinesi. L’idea di mettere una mummia al Quirinale è stata buona, ma nel Museo Egizio di Torino ce ne sono ancora troppe da sistemare... come se ne esce?
Da qui la mia modesta proposta, rivoluzionaria nella sua semplicità: proclamiamo l’intera penisola “Parco turistico-archeologico-museale”, una specie di Disneyland per giapponesi, ci mettiamo sopra una bella cupola di plexiglass anti-polvere, gli operatori del settore dentro, tutti gli altri italiani fuori, che impicciano e sporcano. E facciamo pagare un biglietto d’ingresso agli stranieri: diciamo 100 euro per entrare (più o meno quello che costa Disneyland Paris compreso il parcheggio) e 30 euro di tassa di soggiorno, ai prezzi di mercato, per circolare gratuitamente sul nostro bellissimo territorio, skipass e pedalò compresi.
Quest’anno l’Italia è stata, ancora una volta, il quinto paese più visitato al mondo, con 65 milioni di turisti che si sono fermati in media tre giorni. Questo significa un introito netto annuo di 6 miliardi e mezzo dal biglietto d’ingresso al Parco Italia più altri 5 miliardi e 860 milioni dalla tassa di soggiorno di media. Considerando i benefici effetti di un paese rinnovato a totale vocazione turistica e soprattutto libero dai fastidiosi italiani, stimo un incremento degli ingressi del 14% annuo per difetto e come minimo un raddoppio dei posti di lavoro con il semplice accorgimento di razionalizzare il fin troppo ricco patrimonio artistico dei nostri 4908 musei distribuendo le opere d’arte di maggior richiamo nella metà delle unità immobiliari lasciate libere dai connazionali sfollati, mentre l’altra metà sarà convertita in albergo diffuso.
Conti alla mano, considerando che in questo momento i nostri concittadini che lavorano, esclusi i presenti, sono 24 milioni e che quasi 3 milioni sono gli operatori del settore, calcolando che i turisti stranieri ci portano circa 50 miliardi di euro all’anno e che il 74% degli italiani sono proprietari di casa per un totale di 55 milioni di unità immobiliari che sarebbero messe a rendita, se la matematica non è un’opinione entro il 2030 da questa operazione si potrebbe ricavare a regime un piccolo scivolo per tutti quei rompiscatole che non trovassero posto nell’ormai rivitalizzato settore turistico: una pensioncina che consentirebbe di vivere, a loro e famiglia, con discreto agio a Bali, in Terra del Fuoco o in Madagascar per il resto della vita, a patto di non ritornare più sul suolo patrio se non come turisti paganti. Insomma, che stiamo aspettando?
L’Italia è sfatta, ora dobbiamo disfarci degli italiani!




