Io so... (reloaded)
In occasione dei 50 anni dall'omicidio di P.P.P. ripubblichiamo in versione restaurata il devastante "j'accuse" apparso sul Corriere della Sera il 14 novembre 1974.
Io so i nomi dei responsabili di quella che qualcuno chiama “emergenza” (e che, in realtà, è una serie di “golpe” istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della “tonnara” dei manifestanti altermondisti al vertice OCSE di Napoli del 17 marzo 2001 e delle successive torture alla Caserma Raniero... dove tutto è cominciato.
Io so i nomi dei responsabili della mattanza al G8 di Genova del luglio 2001, della “macelleria messicana” alla Scuola Diaz e della vergogna “cilena” di Bolzaneto, che sono servite a far tacere le istanze premonitrici del Movimento No Global in tutto il mondo.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi aberranti come quel Questore di Palermo che prima ha depistato le indagini sull’attentato al Giudice Borsellino e poi ha ordinato l’assalto alla Scuola Diaz; o a dei personaggi grigi e puramente organizzativi come il Prefetto Gianni De Gennaro, successivamente premiato con la presidenza di Finmeccanica (Galileo) e ora presidente di Eurolink, general contractor per la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina.
Io so i nomi di chi ha fortemente voluto o, perlomeno, ha lasciato che avvenisse l’attentato al World Trade Center di New York dell’11 settembre 2001.
Io so i nomi di chi ha sponsorizzato l’attentato al Paddy’s Pub di Bali del 2002. Io so i nomi di chi ha coordinato la serie di attentati a Casablanca, Riad e Istanbul del 2003. Io so i nomi di chi ha ideato il cruento attentato alla stazione Atocha di Madrid nel 2004. Io so i nomi di chi ha permesso che avvenisse l’attentato alla metropolitana di Londra del 2005, eccetera eccetera.
Io so i nomi del “vertice” che, in questi vent’anni, ha manovrato sia i vecchi fascisti ideatori della strategia golpista, sia i neo-conservatori autori materiali delle prime guerre preventive, sia gli ignoti ispiratori delle “rivoluzioni spontanee” più recenti, per arrivare infine ai promulgatori della lunga serie di leggi liberticide, spesso anti-costituzionali, che sono state rese “imprescindibili” dal susseguirsi delle emergenze (prima terroristica, poi finanziaria, quindi ecologica, infine sanitaria, la prossima sarà atomica) create surrettiziamente per imporre un nuovo ordine mondiale basato sul capitalismo della sorveglianza.
Io so i nomi di chi ha gestito le differenti, ma correlate, fasi della strategia: una prima fase neo-colonialista (Guerra del Golfo 1 e 2, invasione dell’Afghanistan, “primavere arabe” in Tunisia, Egitto, Libano, Siria, Yemen); una seconda fase anti-russa (trattato europeo di Lisbona e “rivoluzioni colorate” in Georgia, Ucraina, Kirghizistan, e quelle fallite in Azerbaigian e Bielorussia).
Io so i nomi del gruppo di potenti che, con l’aiuto della CIA e di altri servizi segreti a essa collegati (e, in secondo ordine, con la complicità della criminalità organizzata e delle grandi media-corporations), ha prima creato e finanziato il terrorismo islamico a tamponare lo scoppio della bolla delle dot.com nel marzo del 2000 e, in seguito, sempre con l’aiuto o per ispirazione della CIA, si è impelagato in una finta crociata anti-terroristica (2009: rilascio di al-Baghdadi dal centro di detenzione statunitense di Camp Bucca – 2020: ultimo attentato rivendicato dall’ISIS, se si esclude la farsa dell’attentato all’aeroporto di Kabul) a tamponare la crisi dei mutui sub-prime del 2008, causata dalla politica monetaria scriteriata della Federal Reserve negli anni precedenti.
Io so i nomi di coloro che, in Italia, tra una messa e l’altra, hanno operato sotto mentite spoglie per nome e per conto delle lobby finanziarie internazionali, degli interessi strategici di Francia e Germania e di quelli geopolitici di Stati Uniti e Israele, permettendo che in pochi anni mani straniere ghermissero il 48% delle aziende italiane e, dopo la legge sulla privatizzazione degli istituti di credito, entrassero di fatto anche nella compagine azionaria della Banca d’Italia. Sono gli stessi nomi che si ritrovano sulla lista degli invitati a meeting segretissimi organizzati da club ordo-liberisti, guarda caso poco prima di essere nominati in posizioni chiave della nostra Repubblica. Sono gli stessi nomi che si possono ritrovare in calce a trattati e vincoli transnazionali, firmati per conto del popolo italiano - che non li ha mai votati! - attraverso i quali è stata di fatto tradita la nostra Costituzione e inchiodata la politica italiana agli interessi del grande capitale internazionale.
Io so i nomi di tutti coloro che, in perfetta continuità dal 1981 a oggi, hanno tramato affinché il debito pubblico del nostro paese raddoppiasse in rapporto al PIL, abdicando proditoriamente alla sovranità monetaria, distruggendo il tessuto produttivo italiano e annichilendo la domanda interna. In questo modo sono stati creati i presupposti per quelle cosiddette “riforme” che hanno minato le tutele dei lavoratori, hanno bloccato gli investimenti pubblici per le infrastrutture e infine hanno ridotto al lumicino la spesa sociale, prima fra tutte quella per la sanità pubblica, il nostro fiore all’occhiello a livello mondiale (negli ultimi dieci anni sono stati decurtati alla spesa sanitaria circa 132 miliardi: con quei soldi avremmo potuto costruire 500 nuovi ospedali).
Io so i nomi di chi ha per lo meno approfittato di una pandemia opportunamente scaturita nel momento in cui anche il traino dell’economia cinese stava rallentando e sarebbe collassata la curva che ha portato la finanza derivata a cubare 9 volte il PIL del mondo, grazie a mercati azionari pompati dalla liquidità concessa dalle Banche Centrali dopo ogni crisi. Questa economia dopata ha portato il valore delle principali aziende quotate in Borsa a 3,6 volte il loro fatturato (nel 2000, quando scoppiò la bolla delle dot.com la differenza tra quotazione e fatturato delle principali aziende del Nuovo Mercato era solo la metà). La pandemia Covid è stata come una guerra: è servita ad azzerare e ricostruire il tessuto produttivo, per continuare a crescere camminando sui cadaveri e le macerie fino alla prossima catastrofe. Mentre le borse non si sono fermate un solo giorno1.
Io so i nomi degli strateghi di questa guerra non dichiarata, lupi mascherati da agnelli dietro la facciata di fondazioni benefiche e agenzie non governative, che promulgano istanze ecologiche che faranno solo gli interessi del capitale senza risolvere veramente il problema, che promuovono e finanziano interventi umanitari che hanno lo scopo di fornire mano d’opera a basso prezzo al mercato europeo per incentivare la competizione al ribasso sui salari e sui diritti sociali dei lavoratori.
Io so i nomi di chi ha consentito la deportazione digitale di cui siamo stati vittime negli ultimi vent’anni, che sta dirottando il dibattito pubblico all’interno di bolle virtuali gestite da algoritmi studiati per polarizzare la popolazione e metterci uno contro l’altro. Io so i nomi di chi ha delegato alle Big Five dell’information technology la gestione dei nostri dati sensibili per conto della Pubblica Amministrazione. Io so i nomi di chi, deliberatamente, non ha mai fatto nulla per regolamentare, né giuridicamente né fiscalmente, un settore dal quale dipendono sempre più le nostre vite, sottoposte di fatto a un “regime di conoscenza”.
Io so i nomi di chi, a partire dal 1997, ha sistematicamente tradito ogni accordo con la Federazione Russa, espandendo senza giustificazioni l’influenza della NATO per obbligarla all’invasione dell’Ucraina. In questo modo, si è ottenuto indirettamente il disimpegno della Russia dal quadrante Mediorientale, per avere così mano libera in Siria, in Iran e in Yemen e facilitare l’espansione cruenta dell’alleato israeliano con il pretesto, molto ben programmato e finanziato, dell’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.
Io so i nomi di chi ci sta portando verso la Terza Guerra Mondiale - che forse stiamo già combattendo - e di chi sta prolungando artificialmente queste continue “emergenze” attraverso l’uso strumentale della paura per comprimere le libertà individuali, mettere in mora le costituzioni repubblicane, sottrarsi al voto popolare, impedire gli assembramenti e il dissenso, e infine integrare i dispositivi biometrici di controllo sviluppati dal 2001 a oggi con la tecnologia 5G, assai più pervasiva e capillare. A quel punto sarà finalmente completa la transizione verso una società dove lo stato di diritto non avrà più nessun valore.
Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (repressione poliziesca, attentati alle Costituzioni, delitti contro l’Umanità) di cui si sono resi colpevoli.
Io so.
Ma non ho le prove. Però ho parecchi indizi. Una montagna di indizi.
Durante gli anni della pandemia il debito globale è arrivato al 3.5 volte il PIL del mondo, 700 milioni di persone sono finite sulla soglia della povertà e la produzione mondiale è precipitata del 4%. Al tempo stesso, però, le ricchezze dei 10 uomini più ricchi del mondo sono più che raddoppiate: da 700 miliardi a 1.500 miliardi di dollari.




