Doppio gioco
Mentre all’Uccidente Democratico viene finalmente concesso di indignarsi per Gaza...
Dopo la straordinaria adesione allo Sciopero Generale per Gaza, anche il nostro Presidente del Consiglio ha esternato la sua indignazione per l’ecatombe dei Gazawi in un vibrante discorso all’Assemblea Generale dell’ONU. È ufficiale, dunque: Toni Servillo potrà pronunciare senza affanni la parola “genocidio” ed Enrico Mentana non dovrà arrampicarsi sui vocabolari per spiegare che cos’è un “colono”; finalmente il popolo sarà autorizzato a marciare unito sul lato giusto della Storia, sventolando con orgoglio papaveri e kefiah. Siamo tutti Palestinesi! (ora che di Palestinesi ne sono rimasti pochi)
L’Europa rivolge, dunque, i suoi algoritmi contro il nuovo babau che non serve più, dal momento che ha quasi finito il lavoro sporco. Forse gli si concederà un ultimo crimine in acque internazionali, protetto dalle nostre fregate, per farlo uscire di scena con un pretesto che coinvolga direttamente la società civile di 44 paesi in maggioranza occidentali, visto che negli ultimi due anni l’omicidio sistematico di 20mila bambini arabi non è stato sufficiente a scaldare gli animi dell’opinione pubblica.
Le indicazioni sono chiare: i nostri meme e le nostre faccine tristi, che fino a ieri avevamo indirizzato contro l’invasore pazzo che voleva conquistare l’Europa, ora vanno spese per fermare una pulizia etnica che ha pochi superstiti e per riconoscere uno stato sovrano che non esiste più.
Non avete anche voi questa strano sapore in bocca, come di... manipolazione?
A me sembra chiaro, e non da oggi, che qualcuno dopo la caduta del Muro di Berlino abbia pianificato una serie di mosse strategiche e geopolitiche che poi hanno costretto, nel febbraio del 2022, la Russia a invadere l’Ucraina per distoglierla dallo scacchiere Mediorientale e lasciare agli Stati Uniti mani libere in Siria e permettere ad Israele di fare i comodi suoi in Palestina, Libano, Iran e Qatar.
Da anni stiamo assistendo a una partita a scacchi nella quale pensiamo di giocare anche noi europei, ma a muovere i pezzi bianchi c’è Bobby Fischer: un fottuto genio sociopatico americano di origini ebree che è sempre stato cento mosse avanti a noi. La partita era impari fin dall’inizio, ma le prime mosse le abbiamo fatte con la sicurezza di poter controllare il gioco, valutando tutte le opzioni e compiendo deliberatamente delle scelte.
Non è mai stato così. Era tutto già previsto sin dall’apertura Ruy Lopez.
Abbiamo partecipato a una partita di scacchi falsata dalla scandalosa disparità dei due contendenti. Noi siamo stati solo delle pedine di un gioco più grande, illudendoci di godere di libertà che, basta leggere la storia, in realtà non abbiamo mai avuto. Il finale era già scritto. Per alcuni, forse, ci sarà oggi la consolazione di poter prevedere lo scacco matto con qualche mossa di anticipo, apprezzare l’eleganza di alcuni scambi e la genialità delle strategie che il Gran Maestro ha messo in atto per irretirci. Ma è troppo tardi. Non ci resta che assistere all’inevitabile capitolazione del nostro rappresentante, salvandoci forse dall’onta dell’umiliazione, essendone stati in fondo solo degli spettatori imbelli, utili idioti di un gioco più grande di noi. Questo torneo sta finendo e ci resta solo la speranza che, in quello che sta per cominciare, forti dell’esperienza proveremo a giocare sul serio anche noi.
Soprattutto perché, la prossima volta, ci giochiamo la pelle.




