Che ora che fa?
Il talk-show dei nostri tempi. Presto anche su questi schermi.
Uno studio all’americana. L’anchorman è in piedi tra i due opinionisti, seduti uno di fronte all’altro. Alle spalle del conduttore, uno schermo per i collegamenti in esterna e 4 orologi che mostrano l’ora esatta di Roma, Tokio, New York e Marte.
«Benvenuti a “Che ora che fa”. Ospiti in studio questa sera, per commentare con noi il tempo che passa, il professor Brichman dell’Istituto di Geofisica...»
Applausi.
«Buonasera».
«E il dottor Magnozzi del Comitato Internazionale per la legalizzazione dell’ora solare».
«Buonasera, buonasera».
«Ma interrompo subito i nostri ospiti perché mi comunicano dalla regia che sono scoccate in questo istante le 20:30!»
Mentre sullo schermo lampeggia la scritta “20:30”, due showgirl eseguono uno stacchetto di pochissimi secondi. Seguono altri applausi.
«Ringrazio come sempre le nostre Ragazze-Cucù!»
«Mi spiace contraddire la vostra redazione, ma io faccio ancora le 20:29».
«Ah! Beh, questo è il bello della diretta...»
«Il dottor Magnozzi deve sempre farsi carico di un pensiero alternativo. Comunque, ora è chiaro a tutti perché si sia presentato in studio in ritardo...»
«Professor Brichman, non sono certo venuto qui per fare polemica; dunque la pregherei di rispettare le opinioni altrui: in questo paese, vorrei ricordarle, c’è una cosa chiamata libertà di pensiero».
«Ma il suo è relativismo culturale! L’ora non è un’opinione».
«La mia non è un opinione, ma un fatto! Ho qui il rapporto dell’Osservatorio sui Minuti: ci sono fondati motivi per ritenere che non potranno essere le 20:30 prima che siano scoccate effettivamente le 20:30».
«Ma sono le 20:30! Glielo dica lei, che ha l’orologio».
«Mi spiace, ma devo mantenermi imparziale; questa trasmissione è da sempre garanzia di neutralità: come sapete, è un format svizzero».
«Magnozzi, lei non può esprimersi in un modo così irresponsabile sull’ora! Determinare con esattezza il tempo che passa è da sempre un fondamento costitutivo della nostra civiltà».
«Ma io, infatti, voglio mettere in discussione proprio questa vostra cultura, questo vostro sistema di valori... Per esempio, la famosa convinzione tipicamente occidentale che il tempo è denaro! L’altro giorno sono andato in un bar a prendermi un caffè: alla cassiera ho detto che ore erano, in tutte le declinazioni di fuso orario possibili; ma alla fine sempre 1 euro e 20 ha voluto».
Nel frattempo, una Ragazza-Cucù ha portato una velina al conduttore.
«Scusate, ma è appena arrivata un’agenzia con la quale ci comunicano che si sarebbero fatte le 20:31. Sono ancora però dati parziali, bisognerà aspettare qualche minuto per averne la certezza».
«Confermo: anch’io faccio le 20:31».
«Ma se fino ad un minuto fa sosteneva che erano le 20:30!»
«Appunto! Nel frattempo...»
«Lei, Brichman, è un’opportunista, ecco che cos’è! Un incoerente, omologato al pensiero egemone...»
«E lei, Magnozzi, è un imbecille!»
«Signori, vi prego: moderiamo i termini!»
«A lei, Magnozzi, l’unica cosa che interessa in un orologio è il cinturino!»
«Signori, mi spiace dover interrompere questo acceso dibattito ma dobbiamo collegarci in diretta con la nostra inviata. Come voi telespettatori ben sapete, la nostra trasmissione, che vi tiene informati 24 ore su 24 sul tempo che passa, è sempre molto attenta all’attualità. E visto che il Primo Ministro, accusato dall’opinione pubblica di ritardi nell’attuazione del programma di governo, ha dichiarato recentemente che la gente ha una percezione fallace del tempo, siamo voluti andare a tastare il polso, o meglio l’orologio da polso, dell’uomo della strada. Federica, ci sei?»
Una ragazza molto bionda compare sul videowall in collegamento.
«Sì, ciao Flavio e un caloroso saluto anche ai tuoi illustri ospiti in studio! Mi trovo nella splendida cornice del foyer della Stazione Termini, a Roma. Come vedete alle mie spalle, qui è un continuo via vai di persone coi minuti contati...»
«Bene, Federica. E allora, dal tuo osservatorio privilegiato, riesci a determinare che ore sono?»
«Senz’altro! (guarda l’orologio) Sono le 20:33».
«No, Federica, intendevo se potevi chiederlo ai passanti».
«Ah.... ci provo. Mi scusi, che ore sono?»
«Le 20:33».
«Le 20:33, Flavio!»
«Come vede, Magnozzi, la gente mi dà ragione!»
«Un passante non è l’intera opinione pubblica, Brichman».
«No, certo. La nostra inchiesta non è ancora conclusa. Federica, sentiamo altri pareri...»
«Subito! Mi scusi, sa dirmi che ore sono?»
«Quando?»
«Quando, Flavio?»
«Ma come quando!? Adesso!»
«Adesso: alle 20:33».
(il passante guarda l’orologio) «Faccio le 20:30, all’incirca...»
«La ringrazio. Avete sentito, lì in studio?»
«Sì, Federica».
«Ecco che si verifica quanto dicevo: la gente è smarrita, non sa più bene che ore sono! “All’incirca”: avete sentito che approssimazione?»
«Magnozzi, non può certo mettersi lei a fare il paladino della precisione! Per lei la puntualità è l’estremità di uno spillo».
«Ah, che humor! Che verve!»
«Qui dalla Stazione Termini non l’abbiamo capita, Flavio».
«Non importa, Federica. Signori, vi prego...»
«Il suo ritardo non è solo orario, Magnozzi!»
«Ma come ti permetti!?»
I due si azzuffano verbalmente, con frasi del tipo “‘mo ti mollo ‘na sveglia” o “ questa è l’ora che le prendi sul serio” (ad libitum)
«Mi scuso con i nostri telespettatori, ma è evidente che ai nostri ospiti son venuti i cinque minuti. E in quale trasmissione poteva avvenire, se non nella nostra!? Sigla!»





