Einstein diceva: «L’unica crisi pericolosa è la tragedia di non voler lottare per superarla». C’è sempre qualcosa da imparare nella crisi. Lo diceva pure Mao, ve lo ricordate Mao? Cinese... grassottello... Ha detto:
«Grande è la confusione sotto il cielo, il momento è eccellente!»
D’altronde, è nella crisi che uno si mette in discussione. Avete mai visto uno che si mette in discussione in un momento meraviglioso della sua vita? Lady Gaga mica si mette in discussione. Si mette un bidet in testa ed esce serena come se avesse appena fatto la Prima Comunione. Quand’è che uno si mette in discussione? Quand’è che una coppia comincia a farsi delle domande? Quando è in crisi. E bisogna affrontarla, la crisi, cercare di stare insieme, se si può, salvare il salvabile e vedere che cosa si può prendere di buono da questo momento di difficoltà. Soprattutto, bisogna pensare ai figli.
Io sono uno che, per indole, vede sempre il pitale mezzo pieno e devo dirvi che questa crisi in cui viviamo da venticinque anni sta facendo uscir fuori un sacco di cose belle, ve ne siete accorti?
Per esempio: la gente è tornata a vivere nelle comuni. Non avendo soldi per l’affitto, ci si mette insieme, si ottimizzano i costi, anche fare la spesa quando sei da solo costa di più perché non puoi sfruttare le offerte-convenienza, ad esempio quei pacchi d’insalata che rispondono al fabbisogno settimanale di una mucca bulimica e che scadono il giorno dopo. Anche la raccolta dei punti-fedeltà si finisce prima, riesci a prendere un sacco di regali utilissimi e - vuoi mettere? - è tutta un’altra cosa tagliarsi le vene con il set da sushi! Non soffri neanche.
Questa cosa che si torna a vivere nelle comuni - sarò un nostalgico - ma la trovo bellissima, quasi romantica, è la lenta agonia dell’individualismo degli Anni Novanta, quello che ci ha portato alla catastrofe, dall’io si sta tornando al noi, perché alla fine conviene. Mal comune mezzo gaudio. La Civiltà dell’Empatia, come la chiama Rifkin. Durerà poco, ma è un bell’insegnamento che l’uomo sta lasciando in eredità alle comunità di bacherozzi che diventeranno la specie dominante, dopo di noi.
Un’altra cosa bella è che la gente è tornata a essere un po’ più attiva. Nella crisi è così. Con quello che costa la benzina si fa molto più esercizio fisico, i famosi diecimila passi al giorno, ne beneficia anche il cuore, la circolazione, e poi si abbassa il colesterolo perché la dieta di bacche e radici è povera di grassi saturi, insomma, creperemo tutti molto più in salute. Sono cose belle. Luciano Onder, ultimamente, lo vedo più sereno.
E poi, con la crisi la gente è tornata a pensare, a ingegnarsi e a comunicare. Si rinnovano le amicizie.
«Pronto! Da quanto tempo!? Mel! Sì, esatto. Come stai? Bene? Sono contento. Come va il lavoro? Ottimo!!! No, sono contento per te, con l’Intelligenza Artificiale che ne fa fuori... Ah, tu lavori da casa. Fai trading. Be’, rischioso, di questi tempi. Ah, hai investito bene tu. E vai, lo sapevo! No, volevo dire: conoscendoti, non avevo dubbi. Che dici, allora, ci si vede uno di questi... No, così, una rimpatriata... Mel. Alto, orecchie a sventola... Sì, ma certo! Quando ci vediamo mi riconosci, tranquillo! No, perché? Ma così, mi sei venuto in mente l’altro giorno che ero in banca e mi son detto: chissà come sta il caro... No, è stato un caso, potevo essere dal macellaio, era uguale. Invece ero in banca e mi sei venuto in mente. È strano, hai ragione. Sì, è tanto tempo, è vero, infatti ho una voglia pazza di vederti che ti devo chiedere... No, ti devo chiedere notizie degli altri, ho un po’ perso i contatti, capirai, ho cambiato città, ho viaggiato molto. Che facevo in banca? Ma niente, una sciocchezza, un piccolo scoperto sul conto, sai, con tutte queste carte di credito ho fatto un po’ di confusio... No, ma che vai a pensare!? Cioè, sì, in questo momento sto un po’... d’altronde, è la crisi, ma ti ho telefonato così, per... Mel. Esatto. Ultimo banco sulla des... Pronto? Pronto?»
È un momento, con queste continue crisi, che si scopre di avere un sacco di amici, si ritorna alla socialità, c’è proprio questo bisogno di rivedere un volto conosciuto, di ricevere un po’ di conforto, magari anche un bonifico, però è bello sapere che la gente, malgrado la crisi, non si è dimenticata di te, che l’individualismo di prima è stato solo una parentesi, come l’amico che non senti da anni perché si è fidanzato e improvvisamente ti telefona, e tu già sai che si fa vivo perché è stato mollato ma ti fa piacere lo stesso, no? Vedete quante opportunità che si nascondono nella crisi!?
Si sta tornando al baratto! Che cosa bella. Anche perché gli stipendi sono così bassi che ti conviene di più farti pagare in natura e comunque ormai nessuno si fida più dell’euro - Resisterà? Crollerà? - ma poi chi ce li ha più, gli euro? Giriamo con le tasche piene di bronzini che non vuole più nessuno, pure il lavavetri ti guarda male se glieli dai, e se c’è ancora qualcuno che dice che suo cugino conosce uno che una volta ha visto un benzinaio che aveva nel portafoglio una banconota da 500 euro, non credetegli, secondo me sono leggende metropolitane. In Italia ci sono rimasti solo i bronzini, gli euro veri vengono dalla Germania, da qualche paese nordico, ci avete fatto caso che sono sempre nuovi? Una volta le banconote invecchiavano, come le persone, gli venivano le rughe e sulla faccia ci potevi leggere una storia, ci trovavi messaggi d’amore, numeri di telefono, e le vecchie banconote avevano anche una data di nascita e con il tempo acquistavano valore per i collezionisti. Invece gli euro in circolazione sono tutti nuovi di pacca, secondo me sono finti, in realtà l’Italia non è mai entrata nell’euro, o c’è rimasta poco, sono fotocopie a colori fatte benissimo, devono essere questi Bancomat di ultima generazione, te le stampano lì, calde calde, ogni volta che fai un prelievo, e tu sei convinto di spendere soldi veri, invece è tutta una finta, i soldi quelli veri sono finiti, stiamo fotocopiando i pochi euri che ci sono rimasti, e l’Europa se n’è accorta e giustamente s’è incazzata! E così adesso torneremo tutti al baratto, anche se qualcuno - quelli che certe cose le sapevano da sempre - c’era già arrivato da un pezzo. L’altro giorno, lungo una statale della Brianza, mi è capitato di sentire questo dialogo tra un signore in auto blu e una giovane ragazza in abiti succinti:
«Quanto vuoi?»
«Assessore la bocca, ministro l’amore».
La de-urbanizzazione! Con la crisi la gente torna a vivere in campagna, dove costa meno e si fa l’orto. Il ritorno alla natura! Le casette nel bosco. Ma ve lo sareste mai immaginato? Ho rivisto gente fare la cicoria a Villa Pamphili. Si ritorna a consumare gli ortaggi di stagione, con quello che costano le zucchine a dicembre, ci si rimette al passo con il ciclo circadiano della natura, si torna a scrutare il cielo, in molti sono tornati a godersi il tramonto finalmente, lasciate stare che sono quasi tutti in cassa integrazione a zero ore, ci si sveglia col sole, si va a letto col buio, tanto non ci sono i soldi per rinnovare l’abbonamento a Sky, la corrente elettrica te l’hanno staccata da un pezzo e ci si ricomincia a raccontare storie davanti al caminetto: «Sapete, bambini, quel comodino del ‘700 che fa questo bel fuoco apparteneva alla vostra bisnonna...» Il lato buono della crisi.
La raccolta differenziata. Ci voleva la crisi per insegnarci a fare la raccolta differenziata. L’emergenza spazzatura ormai è solo un lontano ricordo, non ce la possiamo più permettere. Produrre spazzatura è roba da ricchi, da economie virtuose, i tedeschi si possono permettere la monnezza, noi quella che facciamo ce la dobbiamo tenere cara, e infatti abbiamo finalmente imparato ad apprezzarla. Ho visto insegnanti di storia in pensione andare per cassonetti, con la bacchetta che usavano per indicare la cartina sulla parete della classe e rovistare, rovistare, per recuperare un torso di lattuga ancora mezzo buono, uno yogurt non troppo scaduto, qualche lattina d’alluminio o una bottiglia di vetro da rivendere, un pezzo di filo elettrico da cui si può recuperare tre euro di rame (sta a 7 al chilo, per chi non lo sapesse, quanto il coniglio ruspante).
Con la pandemia abbiamo imparato a fare le code, di questo passo presto in Italia saremo all’avanguardia nella raccolta porta a porta: «Mi scusi? Che lo butta quel pezzettino di polpettone?»
Insomma, per uno come me che ha vissuto la grande delusione degli Anni Settanta, quando pensavamo che tutto sarebbe cambiato e mettevamo fiori nei cannoni, mentre oggi non si trova manco più l’erba, uno come me che ha fatto le barricate insieme a Paolo Liguori, che all’epoca chiamavamo tutti “Straccio”, solo anni dopo ho scoperto che si chiamava Paolo Liguori, quando m’è capitato di vedere Studio Aperto: «A’nvedi Straccio! Daje Straccio! - ho cominciato a urlare - Tiggì Okkupato! Tiggì Okkupato!» Non ci potevo credere. S’era infiltrato nella tana del lupo! Poi, invece di tirare fuori uno striscione con scritto, che so, “Spazio Informativo Autogestito”, ha lanciato un servizio di quaranta minuti sul contratto di Berlusconi con gli italiani. «Non può essere - ho pensato - sarà satira!» Quella cosa del contratto con gli italiani mi sembrava una presa per il culo. E infatti: era una presa per il culo, ma il culo era il nostro. Straccio.- Facevamo i picchetti assieme, che ti hanno fatto, Straccetto mio? E quello slogan che ti piaceva tanto? “L’immaginazione al potere!” Così me lo applichi, li mortacci tua? Un compagno che sbaglia, ho pensato, più in basso di così non possiamo andare. Poi ho visto Mughini a “Controcampo”. Il fondatore del Manifesto, con un brillocco per dito e gli occhiali trovati in allegato ad Annabella, l’unica cosa di rosso che gli era rimasta. Stava tenendo un comizio su un rigore inesistente e sembrava che parlasse della questione operaia. Giro canale e sui titoli di coda del Maurizio Costanzo Show leggo: “Regia: Paolo Pietrangeli”. Quello di “Contessa”! Compagni dai campi e dalle officine / prendete la falce, portate il martello... Un mito. Adesso non cantava più. No. Faceva la regia di un piduista. E Ciccio Ferrara, l’uomo di peso del PCI... Paolo Mieli! Ma non stava a Potere Operaio? Gad Lerner di Lotta Continua... Pure Oliviero Toscani era dei nostri e poi s’è messo a fotografare i maglioni. Ma che ci è successo? E De Gregori che va ospite da Maria De Filippi!? Ne vogliamo parlare? Vedete che i segni dell’Apocalisse ci sono tutti? Ma che aspettate, che piovano rane? E nessuno che dice più niente, nessuno che protesta. Io sono della generazione di quelli che gli bastava un niente e ti scendeva subito in piazza. Anche stavolta sono sceso e non ci ho trovato più nessuno. Erano tutti al Centro Commerciale.
Per fortuna che è arrivata un’altra crisi e la gente piano piano, spinta dalla disperazione, sta tornando in strada, per la TAV, per l’Acqua Pubblica, contro il Greenpass, per la Palestina, tantissimi perché sono stati sfrattati, e per uno della mia generazione vedere di nuovo questa tensione nel Paese, la disoccupazione a due cifre, gli operai sui tetti, la polizia che sgombera, la benzina alle stelle, l’austerity, i soldati per le strade... be’, grazie per questa seconda opportunità che ci state concedendo. Questa volta cercheremo di non sbagliare.







Erano quelli che la rivoluzione la facevano fino alle ore 20, poi a casa e se per cena non trovavano aragosta e caviale, allora si che facevano la rivoluzione. Poi nelle riunioni, a me che mi spaccavo la schiena a scaricare navi, mi davano del piccolo borghese, me li trovavo tutti a sinistra, già io ero Togliatti, Luigi Longo, Berlinguer e loro tutti extra ultra e ancora di più. Avessero mai lavorato un giorno. Ancora questa mattina mentre mi facevo la barba, lo specchio non mi ha sputato. Qualcuno per evitare, lo sputo, o si è fatto crescere la barba o va dal barbiere.